{"id":7677,"date":"2021-11-10T19:17:49","date_gmt":"2021-11-10T18:17:49","guid":{"rendered":"https:\/\/retina.ch\/?post_type=aktuelles&#038;p=7677"},"modified":"2021-11-10T19:27:33","modified_gmt":"2021-11-10T18:27:33","slug":"retinite-pigmentosa-al-gemelli-uno-storico-passo-avanti-verso-la-vista-bionica","status":"publish","type":"aktuelles","link":"https:\/\/retina.ch\/it\/attualita\/retinite-pigmentosa-al-gemelli-uno-storico-passo-avanti-verso-la-vista-bionica\/","title":{"rendered":"Retinite pigmentosa, al Gemelli uno storico passo avanti verso la \u00abvista bionica\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p>ROMA. Impiantata per la prima volta in Italia, a un settantenne non vedente, una retina artificiale di ultima generazione. L\u2019intervento, effettuato dal professor Stanislao Rizzo, direttore della UOC Oculistica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Ordinario di Clinica Oculistica all\u2019Universit\u00e0 Cattolica Campus di Roma, \u00e8 durato appena due ore. Al risveglio, il paziente, affetto da una grave forma di retinite pigmentosa che aveva causato la perdita della vista, era gi\u00e0 in grado di percepire la luce. Il professor Rizzo \u00e8 stato un pioniere negli impianti di retina artificiale: nel 2011 fu il primo a impiegare l\u2019Argus, la prima protesi retinica utilizzata in un paziente non vedente.<br><br>\u201cSiamo davvero felici di iniziare questa nuova esperienza &#8211; commenta il professor Rizzo &#8211; che \u00e8 frutto di un lavoro di squadra, per il quale ringrazio tutto il mio team, fatto di persone appassionate ed entusiaste. Questa nuova retina artificiale dovrebbe assicurarci risultati migliori rispetto alle precedenti, essendo dotata di pi\u00f9 di 400 elettrodi, molti pi\u00f9 dell\u2019Argus che ne possedeva 60. L\u2019idea di restituire anche solo una parvenza di vista a persone che vivono da anni al buio, \u00e8 il sogno di qualunque medico. Il paziente operato vede gi\u00e0 la luce e questo \u00e8 davvero incredibile. La retina artificiale per ora \u00e8 indicata solo per pazienti affetti da retinite pigmentosa (patologia che colpisce circa 150mila italiani) negli stadi pi\u00f9 avanzati di malattia, cio\u00e8 persone che hanno perso completamente la vista da entrambi gli occhi, una condizione che interessa circa 1.000-1.500 italiani. I criteri di selezione per entrare in questo trial sperimentale sono per ora molto severi e restrittivi\u201d.<br><br>La nuova retina artificiale (NR600) \u00e8 stata messa a punto dalla start up Nano Retina, che ha il suo quartier generale a Herzliya, la \u2018Silicon Valley\u2019 israeliana, nei pressi di Tel Aviv. Quello effettuato al Gemelli \u00e8 il sesto impianto (il primo in Italia) nell\u2019uomo del nuovo device, dopo quelli effettuati lo scorso anno in Israele e in Belgio (i pazienti operati finora hanno un\u2019et\u00e0 dai 59 agli 81 anni). In Europa viene sperimentato all\u2019interno di uno studio clinico multicentrico, che coinvolger\u00e0 una ventina di pazienti, mirato a ottenere l\u2019approvazione CE di questa innovativa protesi retinica.&nbsp;<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un concentrato di altissima tecnologia in pochi millimetri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>NR600 \u00e8 un gioiello high-tech, frutto di oltre un decennio di ricerche. L\u2019impianto, grande come la punta di una matita (5 mm di diametro x 1 mm di spessore), viene posizionato da un super esperto in chirurgia retinica sopra la superficie della retina e gli elettrodi tridimensionali, dei quali \u00e8 composto, penetrano tra le cellule retiniche, andando a prendere il posto dei fotorecettori (le cellule specializzate che permettono di \u2018vedere\u2019) e attivando con i loro impulsi le cellule ganglionari, che trasmettono l\u2019informazione al cervello, facendola viaggiare lungo le vie ottiche.<br><br>Per attivare i micro-elettrodi 3D, il paziente deve indossare degli speciali occhiali che inviano al device un raggio infrarosso che provvede ad alimentarlo, attraverso di un minuscolo impianto fotovoltaico (due cellule fotovoltaiche) di cui \u00e8 dotato. Il software e l\u2019hardware contenuti negli occhiali, inoltre, controllano e modulano (come attraverso un alfabeto Morse) gli stimoli luminosi che arrivano agli elettrodi, traducendoli in impulsi elettrici che poi veicoleranno, percorrendo le vie ottiche, l\u2019informazione al cervello.<br><br>\u201cNell\u2019ultima fase della retinite pigmentosa &#8211; spiega il professor Stanislao Rizzo &#8211; i fotorecettori (coni e bastoncelli) sono completamente distrutti; ma alcune cellule, come le cellule ganglionari della retina, sopravvivono. Sono cellule importanti perch\u00e9 trasmettono le informazioni dai fotorecettori al cervello. Gli elettrodi 3D sostituiscono i fotorecettori, le cellule specializzate che costituiscono la prima parte delle vie ottiche e trasmettono l\u2019informazione alle cellule ganglionari\u201d.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come si vede con la retina artificiale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impianto di NR600 ripristina una parta della funzionalit\u00e0 retinica, ma non restituisce la vista. Il paziente pu\u00f2 tornare a \u2018vedere\u2019 la luce immediatamente dopo l\u2019impianto, ma in genere il programma di riabilitazione viene avviato dopo un paio di settimane dall\u2019intervento. Questo prevede una serie di esercizi da somministrare al paziente, che reimpara a vedere attraverso questa sorta di occhio bionico; viene inoltre effettuato il fine-tuning della stimolazione degli elettrodi per ottenere una visione migliore possibile. Al termine di questo speciale allenamento, il paziente riuscir\u00e0 a distinguere la forma degli oggetti e a riconoscere il movimento, e imparer\u00e0 ad interpretare queste nuove immagini, che lui vede in bianco e nero e composte da pixel; grazie alla plasticit\u00e0 neuronale, infine, il cervello imparer\u00e0 pian piano a distinguere e a riconoscere questi oggetti. Questo garantisce al paziente una migliore interazione sociale e gli restituisce una certa autonomia nelle attivit\u00e0 della vita quotidiana.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per quali pazienti \u00e8 indicata la retina artificiale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer questo tipo di impianti \u2013 spiega il professor Rizzo \u2013 \u00e8 fondamentale un\u2019accurata selezione del paziente candidato, che viene inquadrato attraverso una serie di colloqui psicologici; questo serve a valutare sia le sue potenzialit\u00e0 di proseguire lungo un percorso riabilitativo che lo impegner\u00e0 a lungo, sia le sue aspettative, perch\u00e9 questo impianto non va a restituire una visione normale ma una visione artificiale, \u2018bionica\u2019. Il paziente deve essere preparato al fatto che quello che vedr\u00e0 \u00e8 una ricostruzione attraverso dei \u2018fosfeni\u2019, dei lampi di luce, che vanno a comporre un\u2019immagine fatta di pixel. La visione d\u2019insieme viene ottenuta dal lavoro dei 576 elettrodi presenti nel device, i cui parametri vanno tutti configurati con tanta pazienza, attraverso una speciale applicazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte: Retina Flash 3 Novembre 2021<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA. Impiantata per la prima volta in Italia, a un settantenne non vedente, una retina artificiale di ultima generazione. L\u2019intervento, effettuato dal professor Stanislao Rizzo, direttore della UOC Oculistica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Ordinario di Clinica Oculistica all\u2019Universit\u00e0 Cattolica Campus di Roma, \u00e8 durato appena due ore. 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