«Ecco come faccio il bucato»

Josephine Hayley-Barker (25), coordinatrice di Retina Suisse Youth e membro di comitato di Retina Suisse, convive con la retinite pigmentosa. Nella sua rubrica racconta la sua vita quotidiana con una disabilità visiva. Nella seconda puntata Josephine spiega come usa la lavatrice.

josephine.hayleybarker@retina.ch

Come tutti, anch’io devo lavare i miei vestiti. Poiché l’uso della lavanderia comune al mio domicilio era troppo complicato, possiedo una piccola lavatrice da tre chili in bagno.

Il problema della lavanderia comune era, da un lato, che le e i coinquiline/i non si attenevano al piano di lavaggio. Inoltre, un assistente doveva inserirmi in tale piano.

A ciò si aggiunge che le diverse lavatrici non erano così facili da usare per me. Hanno molti pulsanti e, meno vedo, più è difficile capire quale pulsante corrisponde a quale temperatura.

La mia piccola lavatrice si trova in bagno, come ho già detto. La collego al rubinetto della vasca, nella quale defluisce poi l’acqua sporca. 

Come usare le manopole

Metto il bucato nella lavatrice e chiudo lo sportello. La mia lavatrice ha tre manopole e alcuni punti tattili, ovvero per l’indicazione del ciclo di lavaggio, della temperatura e della centrifuga, oltre che naturalmente per l’avvio.

Seleziono la temperatura. In braille sono indicati 30° e 50° Celsius, mentre per le altre temperature conto aiutandomi con la manopola. 

Per avviare il ciclo di lavaggio, giro una terza manopola sempre più verso sinistra, finché si arresta, in modo da attivare anche la funzione della centrifuga.

Ora non resta che aspettare fino a quando il bucato è pronto. Dopodiché tolgo i vestiti dalla lavatrice e li stendo in soggiorno. Ora può iniziare ad asciugare».

Trovati alcuni consigli utili per fare il bucato (e per stirare)

In uno degli ultimi numeri del Retina Journal ho trovato consigli utili su come lavare (e stirare). Eccoli:

«(…) se si è ipovedenti e si vuole fare il bucato, il primo passo da compiere è il seguente: prima di lavare, collegate i calzini con le speciali mollette, reperibili presso vari fornitori di ausili.

Esistono appositi sacchi a rete con chiusura lampo per i capi piccoli e delicati, come quelli in seta, che possono essere inseriti nel cestello di lavaggio. Così si evita che questi vengano danneggiati o che si debbano faticosamente riabbinare i calzini al termine del bucato.

È meglio organizzare la biancheria sporca in base al tipo fin da principio, così si evita lavoro supplementare prima del lavaggio. Ad esempio, si creano mucchi separati con capi bianchi o di colore scuro, oppure si separa la biancheria in base alla temperatura di lavaggio ecc..

I detersivi in pastiglie permettono un dosaggio pulito e preciso (…)».  (Estratto dal Retina Journal 159/2025)

Stirare o non stirare?

«Per rendere superflua la stiratura, è possibile centrifugare i capi a bassa velocità e appenderli in modo che le parti più pesanti pendano verso il basso, distendendo così il bucato.

Se apprezzate i vestiti ben stirati, potete usare un manichino da stiro al posto del classico ferro da stiro. Il manichino viene vestito con camicie e pantaloni umidi appena lavati, poi si soffia aria calda nel manichino che in seguito attraversa i vestiti.

L’effetto: da un lato i capi si asciugano, dall’altro vengono automaticamente stirati dalla pressione dell’aria all’interno del manichino». (Estratto dal Retina Journal 159/2025)