Orzaioli e calazi? Hanno a che fare con gli occhi!

In oftalmologia, «orzaioli e calazi» sono gonfiori delle dimensioni di un chicco che compaiono sulle palpebre superiori o inferiori. Non sempre guariscono da soli, rendendo la situazione delicata.

(Luglio 2026) Quei noduli rossi sulle palpebre, gonfiori circoscritti che compaiono all’improvviso, sono comunemente chiamati «orzaioli» o «calazi». Si possono usare i termini indifferentemente? No: «In entrambi i casi si tratta di infiammazioni, ma di tipo diverso», spiega la Dr. Philomena Alice Wawer Matos Reimer, Centro di Oftalmologia dell’Ospedale Universitario di Colonia, in un’intervista all’agenzia di stampa medica Ullrich Medizinkommunikation.

Infiammazione batterica o ristagno di secrezioni

«Esiste una differenza fondamentale», afferma l’esperta della Società Oftalmologica Tedesca (DOG): «l’orzaiolo nasce in una ghiandola palpebrale, solitamente per un’infezione batterica; si forma pus e provoca dolore».

Il calazio, invece, è dovuto a un ristagno di secrezioni in una ghiandola sebacea situata sul bordo palpebrale, una delle cosiddette ghiandole di Meibomio. «Non suppura, è circoscritto, evolve lentamente e in genere è meno doloroso di un orzaiolo», afferma Wawer Matos Reimer. Die entsprechenden augenmedizinischen Fachbegriffe lauten wie folgt: «Hordoleum» steht für das Gerstenkorn, «Chalazion» für das Hagelkorn.

Innocui? Nella maggior parte dei casi sì, purtroppo non sempre

Orzaioli e calazi sono tra i disturbi oculari più comuni e colpiscono molte persone almeno una volta. Di solito compaiono piccoli gonfiori sulla palpebra superiore o inferiore: fastidiosi e dolorosi, ma innocui e guariscono da soli. Tuttavia, nelle persone con malattie cutanee, predisposizione alle allergie, diabete o un sistema immunitario indebolito, le palpebre possono infiammarsi ripetutamente. In rari casi, un gonfiore persistente può indicare una patologia tumorale.

Pomate oftalmiche antibiotiche solo in caso di orzaiolo

Gli orzaioli di solito regrediscono in pochi giorni, mentre i calazi possono persistere settimane o addirittura mesi. «In caso di orzaiolo con infiammazione batterica estesa può essere utile un unguento antibiotico prescritto dall’oftalmologa/o; nel calazio gli antibiotici sono efficaci solo nella fase acuta», spiega Wawer Matos Reimer. In entrambi i casi, pomate disinfettanti e antinfiammatorie (solitamente a base di cortisone) favoriscono la guarigione.

Impacchi al tè nero: un rimedio casalingo efficace

Gli impacchi caldi con cura del bordo palpebrale sono utili. Applicate calore continuo sulle palpebre chiuse per 5–10 minuti con un cuscinetto di noccioli di ciliegia o una maschera termica. Poi massaggiate la palpebra verso il bordo esterno con un dischetto di cotone e pulite i bordi con un bastoncino di cotone.

«Un rimedio casalingo di vecchia data, con cui abbiamo ottenuto ottimi risultati, è l’impacco al tè nero», afferma Wawer Matos Reimer. «Preparare un tè nero, lasciarlo raffreddare, inumidire un panno con il tè tiepido e applicarlo sull’occhio». In farmacia si trovano salviette pronte all’estratto di tè nero o all’olio di melaleuca.

Se il calazio non guarisce, si può valutare un piccolo intervento. «In anestesia locale si pratica una piccola incisione all’interno o all’esterno della palpebra per rimuovere il tessuto infiammato con la capsula», spiega l’oftalmologa di Colonia.

Disturbi dermatologici e sbalzi ormonali sono fattori scatenanti

La cura quotidiana dei bordi palpebrali è la migliore prevenzione contro orzaioli e calazi ricorrenti. «È più frequente in chi ha malattie cutanee (eczema seborroico, rosacea, dermatite atopica), allergie, diabete, infiammazioni del bordo palpebrale, malattie infiammatorie croniche o immunosoppressione», riferisce l’esperta della DOG.

Nelle donne in fase di cambiamento ormonale, come gravidanza o menopausa, la funzione delle ghiandole di Meibomio può alterarsi, aumentando la predisposizione alla formazione di calazi.

Cura quotidiana del bordo palpebrale sotto la doccia calda

«Il nostro consiglio è di prendersi cura con costanza dei bordi delle palpebre, ad esempio sotto la doccia calda», afferma l’oftalmologa. Sono utili anche le maschere in gel disponibili in farmacia o in profumeria, che si possono riscaldare. L’esperta della DOG menziona anche la doxiciclina, un antibiotico su prescrizione che fluidifica le secrezioni, può servire soprattutto in presenza di rosacea o nei casi più ostinati. È inoltre possibile sottoporsi a una pulizia professionale delle ghiandole di Meibomio presso oftalmologhe e oftalmologhi specializzati.

Evitare i fattori che favoriscono i processi infiammatori

Chi ne soffre cronicamente eviti fattori che favoriscono le infiammazioni e indeboliscono il sistema immunitario: fumo attivo e passivo, stress cronico, mancanza di sonno. Altrettanto importante è mantenere un’igiene rigorosa di mani e bordi palpebrali, curare le lenti a contatto, struccarsi delicatamente ed evitare di strofinarsi gli occhi.

Alterazioni tumorali: ecco i segnali d’allarme

Se il gonfiore persiste, raramente può trattarsi di un tumore. In questi casi di solito è un carcinoma basocellulare (basalioma) a crescita lenta, oppure, più raramente, un carcinoma sebaceo o a cellule di Merkel (circa 2% e 0,5% dei casi), tumori molto maligni e aggressivi.

«I segnali d’allarme sono la perdita delle ciglia, aumento del gonfiore o una ferita che non guarisce, talvolta con emorragie», afferma l’esperta della DOG. Anche cambiamenti come la perdita del contorno palpebrale richiedono una visita oftalmologica rapida. (Red. PJ, luglio 2026)

Fonti